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Regno d’Italia, Vittorio Emanuele II (1861-1878), 5 lire, anni vari-OFFERTA SPECIALE Zoom

Regno d’Italia, Vittorio Emanuele II (1861-1878), 5 lire, anni vari-OFFERTA SPECIALE

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Anni vari, zecche di Roma e Milano, rif. bibl. Pagani, 489 e ss.; Metallo AR, gr. 24,90-25,00 (MI109536 e ss.), diam. mm. 37,00, in conservazione variabile da qBB a mBB
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    Regno d’Italia, Vittorio Emanuele II (1861-1878), 5 lire, anni vari, zecche di Roma e Milano, rif. bibl. Pagani, 489 e ss.; Metallo AR, gr. 24,90-25,00 (MI109536e ss.), diam. mm. 37,00, in conservazione variabile da qBB a mBB Il regio decreto n. 16 del 2 maggio 1861 autorizzò la produzione dello scudo d’argento da 5 lire di Vittorio Emanuele II re d’Italia. La moneta, opera dell’incisore Giuseppe Ferraris, aveva un peso teorico di grammi 25 e un diametro di millimetri 37, ed era coniata in argento titolo 900. Al dritto era raffigurato il ritratto del sovrano volto a destra, mentre al rovescio campeggiava lo stemma sabaudo, sormontato dalla corona reale e circondato dal Collare dell’Annunziata, compreso all’interno di una corona composta da due rami di lauro. Sul contorno era presente la leggenda FERT FERT FERT in incuso, intercalata da nodi d‘amore e rosette, un motto di significato e origini ancora controverse, scelto dai Savoia per le loro monete fin dal 1392. Vittorio Emanuele II di Savoia nacque a Palazzo Carignano (Torino) nel 1820. Divenuto Re di Sardegna nel 1849, in seguito all’abdicazione del padre Carlo Alberto, fu il primo a regnare sull’Italia unita, venendo eletto il 17 marzo 1861 dal neonato Parlamento italiano, nella seduta di proclamazione del Regno d’Italia. E’ ricordato come “Padre della Patria” per aver contribuito, con la sua politica di governo, a portare a compimento il Risorgimento italiano accanto ad altri grandi personaggi quali Cavour, Mazzini e Garibaldi, del quale ultimo sostenne la spedizione dei Mille, che si prodigarono per rendere l’Italia libera e unita. Di lui rimane famosa la strenua difesa della costituzione emanata dal padre (lo “Statuto albertino”), di fronte alle pressioni degli austriaci che, vincitori a Novara della prima guerra d’Indipendenza, avevano imposto di abrogarla, cosa che gli valse il plauso del popolo e l’appellativo di “Re galantuomo”. Nel 1871 Vittorio Emanuele II lasciò Torino per Roma, appena consacrata a nuova capitale del Regno d’Italia, dopo la breve parentesi fiorentina. Qui il re trascorse gli ultimi anni della sua vita, dimorando nel palazzo del Quirinale, dove morì nel 1878. Fu sepolto all’interno del Pantheon, che da allora divenne il sepolcro ufficiale dei Re d’Italia.
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