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Offerta Speciale, insieme di monete e banconote dedicate a Giuseppe Verdi, 1.000 lire FDS, 2 Euro FDC e 1.000 lire FDC Zoom

Offerta Speciale, insieme di monete e banconote dedicate a Giuseppe Verdi, 1.000 lire FDS, 2 Euro FDC e 1.000 lire FDC

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Italia, Repubblica, BANCA D'ITALIA, LIRE 1000, Tipo "Verdi II tipo", moneta in argento da 1000 lire, 2001, commemorativa del 100° anniversario della morte di Giuseppe Verdi, Metallo AR, FDC; moneta bimetallica da 2 euro, 2013, commemorativa del 200° anniversario della nascita di Giuseppe Verdi, zecca di Roma; Metallo CU/NI, FDC
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    Offerta Speciale, insieme di monete e banconote dedicate a Giuseppe Verdi, Italia, Repubblica, BANCA D'ITALIA, LIRE 1000, Tipo "Verdi II tipo", moneta in argento da 1000 lire, 2001, commemorativa del 100° anniversario della morte di Giuseppe Verdi, Metallo AR, FDC; moneta bimetallica da 2 euro, 2013, commemorativa del 200° anniversario della nascita di Giuseppe Verdi, zecca di Roma; Metallo CU/NI, FDC Giuseppe Verdi nasce il 10 ottobre 1813. Fin da bambino prende lezioni di musica dall'organista della chiesa. Gli studi musicali proseguono in maniera irregolare fino a quando il presidente della locale Filarmonica, lo accoglie in casa sua, pagandogli studi più regolari e accademici. Non riesce a superare l’esame di ammissione al Conservatorio di Milano, ma non si dà per vinto e comincia a frequentare il mondo della Scala prendendo lezioni private. Nel 1836 rientra a Busseto da vincitore del concorso per Maestro di musica del Comune. Il lavoro sicuro si rivela però d'intralcio al sogno milanese tanto che Verdi decide di lasciare tutto e di tornare a Milano. Nel 1839 la sua rappresentazione al Teatro alla Scala della sua prima opera, Oberto Conte di San Bonifacio, riscuote un discreto successo. L’impresario della Scala gli fa leggere il Nabucco. In pochissimo tempo l’opera è pronta ed è trionfo (1842). Il coro del Nabucco ha un successo popolare strepitoso tanto da venir cantato e suonato perfino per le strade. Dal 1842 al 1848 compone a ritmi serratissimi. I Lombardi alla Prima Crociata (1843) è un altro successo e poi, Ernani (1844), I due foscari (1844), Macbeth (1847), I Masnadieri (1847) e Luisa Miller (1849). Dopo Giovanna d’Arco (1845), Verdi si allontana dalla Scala e da Milano e si stabilisce a Parigi. Solo nel 1849 torna a Busseto. Nel 1851 è finalmente pronta la villa di Sant’Agata, a Villanova d’Arda, dove Verdi si trasferisce definitivamente. In questi anni, nella calma della pianura padana, Verdi scrive la trilogia popolare: Rigoletto (1851), Il Trovatore (1853), e La Traviata (1853). Ottiene un successo clamoroso. Nel 1861 Verdi si sente chiamato all'impegno politico, sollecitato da Cavour. Viene eletto deputato del primo Parlamento italiano e nel 1874 è nominato senatore. In questi anni compone La forza del destino (1862), nel 1865 riscrive Macbeth per il teatro francese e per l’Opéra compone il Don Carlos (1867). Nel 1862 compone, per l'Esposizione Universale di Londra, l'Inno delle Nazioni, su testo di Boito. Con Aida (1871), Verdi rilegge in chiave italiana le esigenze spettacolari del grand opéra. La Messa da requiem è scritta e pensata nel 1873 come celebrazione per la morte di Alessandro Manzoni. Nel 1869 la seconda versione de La forza del destino segna il ritorno alla Scala, da cui Verdi non si allontanerà più. Nel 1887, all'età di ottant'anni, scrive Otello, confrontandosi ancora una volta con Shakespeare. Nel 1893 dà l’addio al teatro con la sua unica opera comica, il Falstaff. Nella tarda maturità compone quattro pezzi sacri pubblicati nel 1898: Stabat Mater, Laudi alla Vergine e Te Deum. Verdi ci lascia il 27 gennaio 1901. Colto da malore spira dopo sei giorni di agonia, giorni in cui le strade di Milano sono state cosparse di paglia perché il rumore degli zoccoli dei cavalli non disturbi gli ultimi giorni del Maestro. I suoi funerali si svolgono come aveva chiesto, senza sfarzo né musica, semplici come era sempre stata la sua vita. Una folla silenziosa segue il feretro. Arturo Toscanini in testa all’orchestra della Scala e ad un coro di ottocento persone disposte sulla gradinata, intona il “Va pensiero” del Nabucco, l'addio dell'Italia intera al Cigno di Busseto.
 Tratto da www.giuseppeverdi.it
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