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NERONE, ASSE, 66 d.C. circa Zoom

NERONE, ASSE, 66 d.C. circa

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NERONE, 54-68 d.C., ASSE, Emissione: 66 d.C. circa, Zecca di Lugdunum, Segno di damnatio memoriae al D/, Rif. bibl. R.I.C., 526; Cohen, 29/Fr. 5; Metallo: AE, gr. 10,34, (MR5598), Diam.: mm. 28,54, MB, (R)
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    Impero Romano, NERONE, 54-68 d.C., ASSE, Emissione: 66 d.C. circa, D/ IMP NERO CAESAR AVG P M TR POT P P, testa nuda a d. con globetto alla base del collo, R/ ARA PACIS, S C, prospetto dell'Ara Pacis, Zecca di Lugdunum, Segno di damnatio memoriae al D/, Rif. bibl. R.I.C., 526; Cohen, 29/Fr. 5; Metallo: AE, gr. 10,34, (MR5598), Diam.: mm. 28,54, MB, (R) La dannazione della memoria Damnatio memoriae, letteralmente la condanna della memoria, si decretava nella Roma antica in casi gravissimi. Era una condanna molto temuta, quasi sempre post mortem che distruggeva qualsiasi riferimento, sculture, dipinti, busti, lapidi ecc., che potesse riportare alla memoria la storia e quindi il ricordo della personaggio. La condanna appariva ancora più crudele se si tiene conto del fatto che Roma ed il mondo romano davano molta importanza alla reputazione di cui un cittadino godeva; l’eliminazione “fisica” di tutte le tracce di vita di quella persona, ottenevano il risultato di una reale cancellazione della sua memoria, come se questa non fosse mai esistita. Cosa c’è di peggio dell’essere dimenticati? Durante la Repubblica, la damnatio era riservata a coloro che appartenevano alla classe più elevata: tramite l’abolitio nominis, cioè la cancellazione del nome, quindi il prenomen del condannato non sarebbe stato ricordato nella sua gens. Qualora il processo avveniva quando egli era ancora in vita, la pena poteva essere considerata come la morte civile, anche peggio della morte stessa. Durante il periodo imperiale la condanna andò a colpire anche gli imperatori spodestati ed uccisi. La pena esigeva come sempre la rimozione del nome da iscrizioni e raffigurazioni. Tale cancellazione avveniva anche sulle monete, di solito tramite lo sfregio del ritratto; nella maggior parte dei casi, veniva abraso il nome dell’imperatore oppure un profondo solco sfigurava irrimediabilmente il ritratto sul tondello. Tra l'altro tale pena degenerò e diversi imperatori colpirono indiscriminatamente i loro predecessori spodestati, a prescindere se questi avessero agito bene o male. Ancora ai giorni nostri risuona il grande eco che la Damnatio Memoriae aveva provocato, tanto che molti imperatori a cui fu prescritta sono ancora oggi avvolti da una macchia, nonostante spesso siano state sfatate le leggende nate attorno a questi personaggi. Alcuni nomi basteranno a far capire quanto la condanna potesse anche attraversare i secoli: Caligola, Nerone, Domiziano, Commodo, sono stati imperatori ricordati più per le loro nefandezze per per il loro governo non sempre così malvagio. Il caso più famoso è quello di Nerone: alla sua morte il senato ne decretò la Damnatio memoriae, ma ne permise i funerali visto anche la popolarità di cui godeva presso la plebe. A riprova che la damnatio verso Nerone era voluta esclusivamente dall'aristocrazia rappresentata dal Senato, notiamo come siano ben poche le monete a suo nome sfregiate. In seguito alla damnatio, tutti i suoi monumenti onorari vennero distrutti. Furono Tacito, Svetonio e gli storici cristiani a creare la “leggenda nera” intorno a lui; dei suoi misfatti molto si è parlato: spesso si tratta di falsi storici o di uccisioni ed esecuzioni che dovevano difendere la sua persona da possibili congiure, in altri casi di assassinii voluti da altri e compiuti a suo nome. La sua importanza come imperatore è dovuta soprattutto alla riforma monetaria che porta il suo nome, una delle più importanti dell'epoca romana.
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