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Firenze, ALAMANNO TOMMASO PAZZI, 1647-1735, MEDAGLIA, 1735 Zoom

Firenze, ALAMANNO TOMMASO PAZZI, 1647-1735, MEDAGLIA, 1735

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Con appiccagnolo, Emissione: 1735, Opus Antonio Selvi (1679-1753), Rif. bibl. Rizzini, 1174; Johnson, 145; Metallo: AE, gr. 211,00, (MY121131), Diam.: mm. 87,09, qSPL, (R)
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    Firenze, ALAMANNO TOMMASO PAZZI, 1647-1735, MEDAGLIA, Con appiccagnolo, Emissione: 1735, D/ ALAMANNVS THOM PACTIVS SEN FLOR PR VRBINI,, sotto AET LXXXVIII, busto a destra con lunga parrucca riccioluta e toga senatoriale, R/ PRISCVM ERVAT HONOREM, il Carro del Sabato Santo con al centro lo Stemma della famiglia Pazzi, Opus Antonio Selvi (1679-1753), Rif. bibl. Rizzini, 1174; Johnson, 145; Metallo: AE, gr. 211,00, (MY121131), Diam.: mm. 87,09, qSPL, (R) Con appiccagnolo. Alamanno Tommaso Pazzi (1647/1735), Patrizio di Firenze, Cavaliere dell’Ordine di Santo Stefano dal 7-7-1660 e Priore di Urbino, degli VIII di Guardia e Balìa nel 1680, Vicario della Valdarno inferiore nel 1700, Senatore dal 14-8-1712, Censore dell’Accademia Fiorentina, archeologo e studioso di genealogia. Alla famiglia Pazzi era affidata l'organizzazione del carro e l'onere delle relative spese. Il privilegio di questa antica famiglia cessò nel 1478, per una provvisione della Repubblica che cacciò i Pazzi dalla città a seguito della famosa congiura ordita da essi contro i Medici. I cospiratori vennero uccisi e la Signoria, per cancellare tutto ciò che era legato alla famiglia caduta in disgrazia, ordinò che non si facesse più lo scoppio del carro mantenendo solo, per tradizione, la distribuzione al popolo del fuoco benedetto, che doveva avvenire fra il Battistero e la Cattedrale. I fiorentini, però, non gradirono l’abolizione spettacolare dello "scoppio" e cercarono con tutti i mezzi di far revocare la provvisione del governo della Repubblica, e ciò non tanto per rispetto verso la famiglia Pazzi ma perché non volevano che l’offerta del fuoco pasquale ritornasse ad essere effettuata alla maniera semplice usata anticamente, senza più la caratteristica e fragorosa cerimonia oramai divenuta una consuetudine. Pertanto la Signoria ordinò ai Consoli dell’Arte Maggiore di Calimala, amministratori del Battistero di San Giovanni, di provvedere ai futuri festeggiamenti così come si usava fare prima della congiura. Nel 1494, scossa dalla predicazione di morale cristiana del frate domenicano Girolamo Savonarola, la città cacciò i Medici e un’altra provvisione governativa restituì alla famiglia de’ Pazzi i suoi antichi diritti e privilegi, compreso quello dell’organizzazione del carro del Sabato Santo. Questo carro era inizialmente molto più semplice di quello attuale, ed a causa delle deflagrazioni e delle vampate che sopportava ogni anno, a cerimonia avvenuta, doveva essere quasi del tutto ripristinato. Parve quindi giusto ai Pazzi allestirne uno molto più solido ed imponente che dovesse durare per sempre. Fu, dunque, costruito il grande carro del tipo "trionfale" a tre ripiani, che da secoli, se pur più volte restaurato (anche dopo la tragica alluvione dell’Arno del 1966), gode ottima salute.
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