Impero Romano, TRAIANO, 98-117 d.C., DENARIO SUBERATO, Emissione: 114-117 d.C., D/ IMP CAES NER TRAIANO OPTIMO AVG GER DAC P P, testa laureata con tracce di paludamento sulla spalla sinistra a destra, R/ P M TR P COS VI P P S P Q R, colonna di Traiano sormontata dalla statua dell'imperatore, Zecca di Roma, Rif. bibl. R.I.C., 356 var.; Cohen, 284 var.; Metallo: AR, gr. 3,29, (MR11456), Diam.: mm. 20,02, SPL, (RR)
Ex Cambi 1024, n.130
La variante consiste nelle due lettere in più al dritto P P.
Le monete suberate, ovvero quelle monete con anima vile all'interno ed argentatura esterna, hanno da sempre affascinato studiosi e collezionisti per quell'alone di mistero che le avvolge. In particolare, i denari suberati romani hanno sollevato importanti domande: sono stati prodotti da abili falsari o dallo stato romano stesso? E quali potrebbero essere le motivazioni? Tenendo presente sia l'elevata qualità produttiva dei singoli pezzi, sia la grande quantità di esemplari a noi giunti, è sempre più accettata la tesi secondo la quale queste emissioni siano state prodotte dallo stato stesso. Il motivo principale potrebbe essere il lucro: mescolare monete in argento puro o quasi con monete solo argentate comportava un rilevante risparmio nella quantità di metallo prezioso necessaria per la coniatura di decine di migliaia di monete. Bisogna pensare che, appena coniate, le monete suberate erano indistinguibili da quelle originali, al punto che era necessaria la saggiatura per attestarne la purezza o meno del metallo. Solo oggi, migliaia di anni dopo, siamo in grado di vedere, ad occhio nudo, il rame fuoriuscito dalle parti della moneta dove l'argentatura è saltata. Insomma, siamo a tutt'oggi di fronte ad un affascinante mistero numismatico ancora da risolvere, se mai ce ne sarà la possibilità.
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